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Quando si arriva a cinquant’anni è inevitabile guardarsi allo specchio e volgere lo sguardo al passato.

Ok, quanti di voi sono nella mia stessa situazione? Separato, un figlio, un lavoro da reinventare e una pandemia con cui convivere?

5, 14, 29, 42, e ancora un sacco, troppi, non riesco a contarvi tutti. Bene, sapere che non sono l’unico, mi rende più facile portare avanti la mia decisione  di cambiare e rende un po’ meno imbarazzante l’idea di metterci la faccia.

È uso comune dire che l’età sia solo un numero. Lo dicono tante persone, ma vorrei correggerle: l’età non è un numero, è una parola. Una parola che sta proprio lì a fissarti, e se la parola è cinquanta, ti fissa ancora più intensamente, a tal punto da farti sentire un po’ a disagio, in imbarazzo. Allora provi a sfuggirle. abbassi lo sguardo, ti nascondi ed eviti di pensarci fino al punto che ti compiaci di quanto ti riesca bene eludere la sua presenza, ma poi, quando meno te l’aspetti, track!!! Ti si palesa nuovamente innanzi agli occhi.

“Hai messo su un po’ di pancetta e quindi cominciano a piovere consigli da tutte le parti.

Fai attenzione a quello che mangi, fai delle belle passeggiate, evita la corsa che è traumatica per la schiena e le articolazioni. Potresti pensare di fare dello yoga e, vogliamo parlare dell’abbigliamento? Dai su, che non sei più un ragazzino, basta cose attillate. Tu le taglie sotto la XL, te le devi proprio scordare. Per te non esistono più. Per il tuo compleanno ti abbiamo regalato un bel check up completo, hai un mese per andare a farlo altrimenti il buono scade.

Tu avevi provato a fare finta di niente, ma grazie alle persone che ti vogliono bene, la parola cinquanta ti si palesa nuovamente, stavolta non puoi proprio evitarla. Sto esame di ciò che sei e di cosa hai fatto, ti tocca proprio farlo.

Allora cominci a guardarti allo specchio, così, a colpo d’occhio ti sembra d’essere sempre uguale. Tutta questa differenza rispetto a trent’anni prima, in fin dei conti, dov’è? Sul tuo viso c’è qualche ruga e sulla tua testa qualche capello in meno, ma in fin dei conti sei sempre lo stesso; due rughe e una leggera stempiatura non ti rendono poi così diverso da quello che eri.

Ma questa prima impressione non ti basta, vuoi andare più a fondo.

Ecco allora che ti dirigi verso quella scatola che non apri da un secolo, riposta sul piano più alto dello scaffale. L’afferri e la polvere ti finisce negli occhi, ma non importa, tu eroicamente vai avanti, hai deciso che vuoi andare in fondo a questa storia, costi quel che costi. Con le mani impolverate e sudate togli con sacra delicatezza il coperchio, come se stessi aprendo il tesoro di Tutankhamon.

Eccole apparire, decine di fotografie, alcune sparse nella scatola, altre imbustate in quei fantastici libretti di plastica colorata. Album rossi, album verdi, album azzurri, verdi, marroni, un fantastico tuffo negli anni 70 e 80. Il tuo viso comincia a essere segnato da un sorriso, gli occhi si inumidiscono, il battito del tuo cuore comincia ad aumentare. Le fotografie scorrono lentamente passando da una mano all’altra. Avevi dimenticato quanto fosse piacevole al tatto la carta fotografica e il profumo dell’inchiostro misto alla muffa.

Per un attimo riprovi la stessa sensazione di quando, dopo giorni di spasmodica attesa, andavi dal fotografo per ritirare le 24 fotografie del rullino delle vacanze. Le guardi e ti sembra di rivivere ancora quei momenti, con una leggera malinconia, ma con la stessa sensazione di allora.

A un certo punto la tua mente torna al presente. Lo fa perché sei una persona adulta e razionale, e non vuole che tu viva troppo a lungo beato nel mondo dei ricordi e della fantasia.

Hai un’idea. Prendi in mano il tuo smartphone e dai un’occhiata all’ultimo selfie che ti sei fatto pochi giorni prima. La prima cosa che pensi è mamma come sono uscito male. Allora fai swap col dito, ne guardi una, due, tre, le guardi tutte, finché ne trovi una che finalmente ti soddisfa. Fiero di te stesso la prendi e le accosti una di quelle che hai trovato nella scatola e cosa vedi? Due persone diverse, somiglianti ma diverse. Non può essere, sono davvero così?  Sembro più mio padre che me. Vuoi forse dirmi che anche io sono invecchiato? Credevo che questa cosa valesse solo per gli altri!

La tua mente ti ha improvvisamente riportato alla realtà. Ma la tua mente non è tua amica, e questo non le basta. Lei non vuole che tu ti senta sereno e, quindi, i tuoi ricordi cominciano a non darti più felicità, per lasciare spazio alla malinconia e alla tristezza.

Rivedi quei momenti ricordando quello che eri, ma soprattutto quello che avresti voluto essere.

Ecco, ci siamo, comincia l’esame, la valutazione di te stesso e di quello che è stata la tua vita.

Non voglio entrare nel dettaglio di quelli che potrebbero essere i tuoi pensieri. Siamo tutti diversi, così come sono diversi i percorsi che abbiamo seguito, ma una cosa in comune sicuramente ce l’abbiamo: dentro di te c’è ancora una fiamma che arde, c’è ancora quella voglia di fare, crescere e amare. Devi solo rinvigorirla.

Ora torna davanti allo specchio, osserva attentamente la persona che vedi, sorridile, mostrale simpatia e benevolenza. Vedrai che dopo poco tempo rivedrai quel ragazzo di vent’anni che ti sorriderà e, in quel momento, ti renderai conto che sei ancora in tempo, non solo per modificare il tuo percorso, ma per ricominciare da capo.

Sorridi allo specchio. Fallo ogni mattina e inizierai a vedere una grande differenza nella tua vita.
(Yoko Ono)