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Hai deciso di ricominciare ma non hai idea di cosa fare?

Da dove riparto? Qual è il primo passo che devo fare? Che cosa è meglio per me? Per che cosa sono portato? A che cosa posso dedicarmi?

Ehi! Fino ad ora hai fatto quello che ti è capitato. Hai fatto delle scelte condizionato dalla società, dalla famiglia, dagli amici, dalla scuola ecc.. Ti sei fatto trasportare dalla corrente degli eventi e, all’improvviso, pretendi di trovare una risposta a queste domande?

Prima di tutto ti faccio una premessa. Se sei una persona realizzata, con una famiglia serena, un cane, un gatto, una villa, due auto in garage, un lavoro che ti realizza, non hai problemi, ti senti felice, ogni giorno ti alzi con il sorriso sulle labbra e ti addormenti beatamente, allora ti faccio i miei complimenti. Questo articolo non l’ho scritto per te, quindi non perdere tempo, vai su Google e cerca qualcosa per svagarti.

Dunque, tornando a noi, se non sei un marziano come quello che ho appena descritto sopra, se sei una persona normale, proprio come me, allora sono felice che tu sia qui e che tu stia dando fiducia alle parole che stai leggendo. Ovviamente in queste poche righe non potrai certo trovare la risposta alle tue domande, ma forse un piccolo passo in avanti nella tua ricerca puoi farlo.

Cinquant’anni sono l’età perfetta per cambiare il tuo stile di vita e per metterti alla ricerca della felicità, della salute, del benessere e riuscire finalmente ad autorealizzarti. Sono l’età perfetta per riconoscere, una volta per tutte, che cosa sei e che cosa vuoi, senza influenze esterne e senza raccontarti inutili bugie. Cinquanta anni è l’età perfetta perché, a questo punto, ci sei arrivato con mezzo secolo d’esperienza.

Guardala da questo punto di vista. Quante volte nel corso degli anni ti sei detto e hai sentito dire dagli altri: “Ah, se potessi tornare indietro con l’esperienza che ho adesso!” Una? Dieci, cento, mille volte? È sicuramente una delle frasi più ricorrenti sulla bocca di chi è entrato nel sesto decennio di vita. Chiunque vorrebbe avere la possibilità di rivivere la propria vita nella convinzione che, grazie all’esperienza, non commetterebbe più gli stessi errori.

Questo potrebbe essere vero, ma ne dubito. I nostri errori ci appartengono, sono parte di noi, sono parte della nostra storia. Nessuno ci garantisce che, senza gli errori commessi, la nostra vita sarebbe stata migliore. L’unico modo per non sbagliare sarebbe stato non fare nulla. Ma che razza di vita sarebbe stata? E poi, vuoi mettere la noia?

Quindi, da dove ripartiamo? C’è talmente tanta confusione nella nostra testa. Spesso ci comportiamo come se avessimo una regressione alla fase adolescenziale che, in molti casi, ci induce atteggiamenti nostalgici volti al recupero di quello che eravamo. E allora, si comincia con il giubbotto o l’abitino, con la moto o l’auto sportiva, con le serate mondane e gli apericena, nella speranza che questi diversivi possano in qualche modo restituirci la spensieratezza di un tempo. Ma, esattamente, ciò che stiamo cercando non lo sappiamo nemmeno noi e, allora, aggiungiamo disordine al disordine.

Forse, proprio questo è il problema e il punto da cui ripartire, il disordine. Un giorno rimasi a fissare il mio armadio per un’ora. Seduto sul ciglio del letto mi soffermai per circa sessanta minuti a guardare i vestiti riposti secondo un ordine che uno sguardo più attento non tardò a riconoscere come del tutto apparente. Quegli abiti stavano stipati, pressati, appiccicati un all’altro come i veli della pasta a sfoglia.

Allora, mi dissi: “Che senso ha lavare e stirare gli indumenti, quando al momento di indossarli mostrano l’aria sofferente di chi  è appena uscito da un’apnea?”

Dovevo trovare una soluzione! Non so se ad opera del caso, del destino o del Grande Fratello, la sera di quel giorno mi sono imbattuto in un articolo che recensiva un libro intitolato “Il magico potere del riordino”,  di Marie Kondō, la guru indiscussa del riordino appunto.

Quindi, che cosa ho fatto? Beh, l’ho comprato e me lo sono letto. Il metodo di Kondò, noto come Konmari, insegna a non accumulare oggetti che non ci servono, che ingolfano le nostre case e le nostre vite. L’obiettivo è quello di individuare gli oggetti che ci servono davvero e che ci danno gioia, eliminando il superfluo e organizzando gli spazi in modo efficiente.

Secondo l’autrice, liberarsi del superfluo ha un effetto detox sulla casa ma, soprattutto, su noi stessi, poiché induce una sensazione di riequilibrio sia mentale che fisico, rendendoci più aperti al cambiamento e facendoci sentire meglio.

Ovviamente, come per ogni cosa, non c’è una regola valida per tutti. Inoltre sono necessari tempo, convinzione e costanza, insomma, costa fatica e proprio per questo può essere un buon termometro rivelatore di quanto desideri realmente cambiare.

Bene, dopo aver letto il libro, ho cominciato a riporre le calze nel cassetto piegandole a girella e le magliette piegandole a salamino, guadagnando così un sacco di spazio e di praticità. Tuttavia, devo dire che, ancor di più, questo libro mi ha aiutato a distaccarmi dagli oggetti e dai ricordi limitanti che occupavano la mia vita.

Avevo bisogno, prima di tutto, di sgombrare la mente e, una volta fatto, mi sono sentito meglio, mi sono sentito più sollevato, con minor peso sulle spalle.

Perché ti ho raccontato tutto questo? Perché da qualche parte devi pur iniziare e questo modo di ricominciare è alla portata di tutti, anche alla tua.

“L’ordine è la chiave di tutti i problemi.”
Alexandre Dumas

 

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